A colloquio con Pasquale Costa, Presidente dell'Associazione Culturale Enotria Brattirò
Il dieci agosto a B
rattirò si è svolta la Sagra del vino. La festa ha riscosso uno strepitoso successo, superiore agli altri anni. I turisti hanno promesso agli organizzatori che ritorneranno l’anno prossimo. Il consenso è stato generale, non una nota critica o stonata. Spinti da questo dato di fatto ci siamo chiesti se bisogna fermarsi alla sagra o andare oltre. Il vino è di ottima qualità ma non ha varcato i confini di Brattirò. Non ha conquistato il mercato di Tropea, né degli altri paesi della costa degli Dei. Non si trova in nessun negozio di alimentari o ristorante. Le cause sono molteplici ed affondano le radici nella storia di una civiltà contadina tipicamente meridionale. Primo: l’esistenza della piccola e media proprietà. Secondo: la mancanza di spirito associazionistico come c’è in Emilia Romana. Terzo: la vecchia concezione contadina di promuovere per il fabbisogno familiare e della parentela. Quarto: l’abbandono delle terre da parte delle nuove generazioni. A Brattirò come in tutti i paesi della nostra provincia, sono una sparutissima minoranza o addirittura un’eccezione. Eppure, mai come in questi ultimi tempi si ravvisa la necessità di un ritorno alla terra. Certo, un ritorno non alla vecchia, quella dei nostri padri, ma al passo con la società contemporanea, in una zona ad alta intensità turistica. Il nuovo contadino deve fare agricoltura con spirito imprenditoriale. Ora, non essendoci la grande proprietà come in America, deve ricorrere al sistema cooperativistico. Ciò permetterà di creare una fabbrica, di imbottigliare il vino e di offrirlo ai turisti che nell’estate affollano le nostre coste. Ciò permetterà la creazione di nuovi posti di lavoro e fermerà la corsa all’emigrazione.
Per accertare se la nostra anali-
- Come è nata l’Associazione?
L’associazione è una realtà sociale nella piccola comunità Brattiroese e per l’intero Comune di Drapia. Essa promuove ed organizza una buona parte delle manifestazioni culturali che si svolgono in ambito comunale. E’ nata nel novembre del 1998 ed è frutto della naturale evoluzione, della ormai ultra ventennale Sagra del Vino di Brattirò che si svolge ogni anno il 10 agosto. L’intraprendenza di un gruppo di ragazzi Brattiroesi, spinti anche dall’impeto paesano ha voluto dare un valore legale alla manifestazione, che non poteva essere relegata all’exploit di una sola giornata a cadenza annuale, visto che durante l’organizzazione si stava molto bene insieme e si concretizzava una particolarissima aggregazione socio-culturale di elevato spessore. Aggregazione percepibile anche dal visitatore esterno alla sagra.
- Quando è nata?
Abbiamo stilato uno Statuto dettagliato, per stabilire delle regole:in primis che l’obbiettivo primario è quello di portare avanti la sagra del vino e di promuovere la cultura del vino e della vite, poi con questo vademecum di regole ci siamo presentati in 13 persone davanti al notaio Siracusano in Pizzo Calabro il 25 novembre del 1998 e si sono avviate le pratiche per la costituzione legale dell’ Associazione Culturale Enotria Brattirò.
Perché Enotria e non Brattirò?
La denominazione Enotria Brattirò è dovuta al fatto che Enotria vuol dire terra del vino e già ci sembrava sufficiente, poi leggendo vari trattati sulla terra e sulle genti di Calabria abbiamo scoperto (Dionisio di Alicarnasso) che Enotro figlio di Licaone, ha condotto gli Ellenici Arcadi fino alle coste tirreniche della Calabria, qui avendo trovato terreni adatti al pascolo ed alle colture agricole , vi si stabilì fondando sulle alture dei piccoli centri abitati vicini gli uni agli altri, cioè dei piccoli insediamenti di sommità che si addensano a grappoli sulle alture, questa disposizione dei paesini se vista dall’alto, anche oggi da l’impressione di un grappolo d’uva e questa coincidenza tra mito e realtà archeologica, ci ha impressionato positivamente tanto da dare il nome alla nostra Associazione, che etimologicamente si traduce dicendo: “Enotria Brattirò = Brattirò terra che produce vite e vino”.
- Cosa vi proponete dopo il successo della sagra del vino?
Oltre alla sagra del vino, che con lo straordinario successo che riscuote da oltre un quarto di secolo, ci ha permesso e continua ancora oggi a far conoscere il nostro piccolissimo borgo e la nostra gastronomia associata a questo nettare Di-Vino al mondo intero, vista l’affluenza stagionale di turisti italiani, europei e di moltissimi paesi extra-europei, ciò per noi è da sempre motivo di vanto e di orgoglio; oltre alla sagra - dicevamo- ci proponiamo di ravvivare e far conoscere a tutti la cultura del vino e della vite, la cultura contadina che sta alla base delle nostre origini, ci proponiamo di far sapere con quale strumenti e con quale maestria, i nostri avi sono riusciti a vivere con l’arte di coltivare la terra e di accudire gli animali domestici; ci proponiamo di raccogliere e di divulgare tutti gli atti che hanno contribuito all’evoluzione della nostra comunità, vogliamo rivalutare la lingua dialettale Brattiroese, infatti organizziamo nel periodo natalizio delle recite in dialetto con dei racconti di fantasia ma che rispecchiano la realtà paesana di un tempo con attori non professionisti, ma con il dono di rendere affascinante ed emozionante quanto reali le storie narrate, con immensa gioia per gli spettatori (alcune di queste scene sono disponibili anche su internet nel sito www.poro.it ). Ci proponiamo di organizzare il carnevale paesano e la realizzazione di carri allegorici con il coinvolgimento delle scuole e della intera comunità. Ci proponiamo di creare un punto di informazione e di discussione delle tecniche di coltivazione della vite: potatura, scalzatura o inerbimento controllato, lavorazioni, concimazioni e trattamenti antiparassitari in genere e sicurezza nell’uso, tipi di vitigni usati e valorizzazione di quelli autoctoni, di tecniche di vinificazione e cura del vino, di aggiornare i produttori sulle nuove norme che regolamentano la produzione di vino e gli impianti di vigneto.Inoltre ci proponiamo di raccogliere testimonianze e di raccontare la lavorazione manuale del terreno su cui veniva impiantata la vite, che si faceva un tempo non molto lontano, detta “a scirpa” zappatura particolare e profonda del terreno con risvolti anche nella vita sociale del nostro borgo agricolo visto il numero di persone che impiegava in ogni “anta” sezione di lavoro l modo come si lavorava appaiati insieme, si decidevano fidanzamenti e si creavano nuovi equilibri famigliari che poi si ripercuotevano sull’intero paese; ci proponiamo anche di raccontare famosa introduzione della “liparia” porta innesto americano che ha permesso di sconfiggere il flagello fillossera agli inizi del secolo scorso. Ed inoltre stiamo per realizzare il museo del vino a Brattirò, infatti assieme al comune di Drapia, alla Provincia di Vibo Valentia ed insieme ad un gruppo di produttori vitvinicoli del paese, l’Associazione Culturale Enotria Brattirò ha stipulato il13 luglio 2003 un protocollo d’intesa per la realizzazione della struttura, poi completariamo e di aggiorniamo tempestivamente il nostro sito internet www.enotriab.it per informare i soci e gli amici sulle attività svolte e sulle novità che ci riguardano.
Brattirò è il paese della vite però il vino, pur essendo di ottima qualità, non è riuscito a conquistare un vasto mercato come il vino di Cirò?
Brattirò è si il paese della vite e del vino ma, non ha le caratteristiche produttive di Cirò non ha gli imprenditori di Cirò e quindi non può essere Cirò e né vuole esserlo, a mio avviso.Certo è che poteva essere molto più avanti nel commercio e nell’imprenditoria cosa che noi come associazione culturale ci sforziamo di far capire ai produttori, cioè: se si è in possesso di un terreno adibito a vite e dichiarato nello schedario vitivinicolo e poi si fa la dichiarazione di produzione annuale del vino al Comune e si osservano tutte le norme igienico-sanitarie per la vinificazione dell’uva per ottenere la produzione di vino e se si seguono le procedure di imbottigliamento previste dalla legge, si può commercializzare il vino essendo in regola con le norme dello Stato. A Brattirò si è da sempre produttori di vino quindi si è in possesso della terra con l’impianto della vite, ma questa un tempo era dei proprietari latifondisti che non erano di Brattirò, erano i così detti “ngnuri” di Tropea e i Brattiroesi erano solo i coloni o mezzadri lavoratori su questa terra, che lavoravano per metà del prodotto nella migliore delle ipotesi, adesso con i propri sacrifici hanno in parte riscattato il terreno acquistandolo, però persiste la frammentarietà degli appezzamenti, cioè ci sono pochissimi produttori che hanno grandi quantità di vigneti, ciò non giustificava, fino ad adesso gli investimenti necessari per acquistare i materiali, le attrezzature e le strutture per ottenere il vino da impianti che fino a poco tempo fa non erano neanche minimamente meccanizzabili (infatti il sesto d’impianto più utilizzato a Brattirò era detto a “ribeu” cioè impianto ad alberello disposto alla rinfusa). Adesso invece con il rinnovo degli impianti si sta adottando il “cordone speronato” (vigna a filari) o il tendone (u pergulitu), che si prestano meglio alla meccanizzazione, se pure parziale.
- Contate di fondare una cooperativa ed una cantina sociale per una maggiore commercializzazione del prodotto?
E’ anche vero che la costituzione di una cooperativa o di una cantina sociale sarebbe auspicabile, per accomunare le problematiche e giustificare le spese sostenibili in comune, come acquistare i prodotti antiparassitari, i concimi, la manodopera specializzata, le attrezzature per le lavorazioni e per i trattamenti, per la vendemmia e per lo stoccaggio del vino, per imbottigliamento, nonché per la cura e la commercializzazione del vino stesso. Ciò però a nostro avviso porterebbe ad una standardizzazione del prodotto finito a scapito della qualità caratteristica di ogni produttore e di ogni zona Brattiroese tipica delle varie famiglie. Perciò noi come associazione culturale stiamo cercando si di accomunare le varie problematiche dei produttori per avere un denominatore comune più facile e meno costoso da affrontare, ma insistiamo a far mantenere l’identità tipica della famiglia e della zona nel vino prodotto. Quindi noi diciamo ai produttori di far capo ad una struttura unica, magari una frangia dell’associazione stessa costituita legalmente in cooperativa che permetta: in primis la creazione lel marchio “Brattirò” come il nostro Bratton e la registrazione legale di tale nome e simbolo di garanzia e distinzione per il consumatore.
- I tempi sono maturi o non per una fabbrica di imbottigliamento?
La creazione di un sistema di imbottigliamento ed etichettatura accessibile a tutti e magari lasciare, come avviene oggi, ai produttori la vinificazione personalizzata nel proprio palmento di casa però con i dovuti accorgimenti che si devono apportare allo stesso per renderlo utilizzabile in base alla normativa vigente, questo consentirebbe al produttore di mantenere la propria identità caratteristica del proprio vino, il tutto segnalato sull’etichetta apposta ad ogni singola bottiglia, ciò consentirebbe di avere sulla tavola un vino di Brattirò caratteristico di una determinata zona garantito dalla cooperativa e dal produttore, arrivando poi ad ottenere con facilità anche la tutela del comune con una indicazione comunale tipica certificata, come già avviene in altre realtà del settentrione. Realizzando ciò si potrebbe pensare di commercializzare il vino anche fuori della realtà locale spuntando prezzi altamente remunerativi per lo sforzo impiegato, ciò permetterebbe anche ai giovani del nostro paese di dedicarsi totalmente alla produzione del vino, cosa che ultimamente si sta sempre più diradando. Quindi l’associazione culturale Enotria Brattirò auspica: la costituzione di un gruppo di lavoro organizzativo (legale); la creazione di un marchio registrato e di una etichetta unica, ma che varia in base alle caratteristiche della zona o dalla famiglia produttrice del vino; la realizzazione di un sistema di imbottigliamento comune; la realizzazione eventuale di una cantina che raccoglie l’uva da vinificare in comune; la commercializzazione del vino imbottigliato e garantito da una etichetta ad I.C.T. cioè indicazione comunale tipica; la promozione di una gastronomia associata alle caratteristiche del vino di Brattirò prodotto di nicchia di elevata qualità e documentata, senza andare a ricercare i costosi e laboriosi D.O.C. o I.G. T. per Brattirò ancora utopici, visto che il nostro vino si è sempre venduto, ha solo bisogno di essere tutelato per spuntare prezzi remuneranti il lavoro e l’impegno richiesto per produrlo, dando delle soddisfazioni non solo al palato. Tutto questo porterebbe alla creazione di nuovi posti di lavoro in un settore che è già avviato, con un ulteriore sviluppo della nostra piccola comunità che sorga a pochi passi dalla splendida Costa degli Dei.
- L’olivella! Perché non si coltiva più?
La coltivazione dell’olivella, uva da tavola tipica di Brattirò ed unica nella provincia di Vibo Valentia prodotta da un vitigno autoctono, il quale ha visto il suo splendore all’apice negli anni sessanta, periodo nel quale la maggior parte dei brattiroesi produttori di questa favolosa uva da tavola sono riusciti a riscattare i terreni di proprietà dei latifondisti tropeani e a fare un salto di qualità sociale perché hanno cercato di dare ai propri figli una istruzione gettando così le basi per la società di professionisti di cui oggi Brattirò è composta, la maggior parte dedicati alla medicina conservando così la tradizionale dedizione ai Santi medici Cosma e Damiano martiri festeggiati ancora oggi dalla intera comunità Brattiroese. Ma ritornando all’uva “olivella” che oggi è relegata a pochissimi appezzamenti sparsi nell’intero territorio Brattiroese, oggi viene pagata al mercato quasi allo stesso prezzo degli anni settanta solo che i costi di produzione sono lievitati di mille volte in più, si capisce bene l’abbandono della produzione di tale uva, ma a nostro avviso è un peccato, sia per il valore biologico e genetico della pianta, sia per il valore che ha rappresentato per l’intera comunità, sia perché l’uva è ottima, bacca a consistenza dura, acini saporitissimi, i grappoli si conservavano un tempo appesi sopra i soffitti delle case o attaccati ad un filo sulle finestre fino al mese di febbraio con l’impiego gustosissimo in alcuni dolci tipici di carnevale. Ma l’olivella ha un difetto contiene molti noccioli (vinaccioli) e la società moderna li considera basso indice di gradimento nella frutta, perciò l’olivella non ha retto il confronto con l’uva da tavola “apirene” frutto delle nuove tecnologie genetiche impiegate nei vigneti moderni altamente produttivi della Puglia e di altre zone nazionali ed internazionali, la globalizzazione dei mercati ha fatto il resto, perciò l’olivella , se non si attua un piano di intervento urgente da parte delle istituzioni provinciali, è destinata a scomparire o ad essere ridotta ai minimi termini, noi riteniamo che questo tipo di uva rappresenti un valore storico che va preservato dalla definitiva estinzione.
- A che punto siamo con il Museo del vino?
Il museo come già accennato è in dirittura d’arrivo cioè: l’associazione culturale ha sempre spinto nella realizzazione, tanto e vero che i locali che noi utilizziamo come sede sono stati richiesti al comune in comodato d’uso a titolo gratuito per la realizzazione del museo del vino con il patrocinio della provincia di Vibo Valentia in sintonia con la prima amministrazione provinciale poi sfociata ultimamente nella collaborazione vera e propria tra Comune, Provincia e Associazione Culturale più un quarto elemento rappresentato dai produttori vitivinicoli che ha portato alla stipulazione il 13/07/2003 di un protocollo d’intesa il quale dovrebbe portare alla realizzazione del museo del vino a Brattirò, a ciò da parte della provincìa (Assessore alla Cultura Prof G. Ceravolo) è seguito un impegno di spesa per l’impiego di 12.500,00 Euro per la realizzazione del progetto museo, questo impegno è stato recepito dal comune di Drapia con una delibera, determina di impiego per la realizzazione del museo, noi come associazione culturale e i rappresentanti dei produttori stiamo aspettando che i tempi tecnici di realizzazione si completino per apportare il nostro contributo all’avvio del museo del vino a Brattirò.
Hanno partecipato all’incontro, tenutosi nella sala dell’ex scuola media dove sarà istituito il museo provinciale del vino: la vice presidente dell’Enotria, prof.ssa Pasqualina Pulicari Rombolà ed il sindaco del Comune di Drapia, dr. Aurelio Rombolà.
a cura di LAPIAZZAGIOVANI .
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